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Notizia: Per non dimenticare Gianni Mineo e Giuseppe Rosad

commento: inviato da Caterina Mineo, il 30/06/2017 alle ore 16:48:54
Ringrazio il Sindaco e il Presidente della Provincia per la loro iniziativa in ricordo di questi due giovani eroi.

Notizia: Protestano i residenti di Viale Diaz a Sansepolcro

commento: inviato da Gaggiottini Manfredo, il 13/04/2017 alle ore 13:20:10
Credo che una sosta regolarizzata di un ora o qualcosa più dovrebbe lasciare tutti contenti altrimenti si creano dei privilegi, e poi sono convinto che i residenti possano usufruire del loro box interni!! se gli fa fatica non possono prendersela con chi trova posto fuori!!

Notizia: Protestano i residenti di Viale Diaz a Sansepolcro

commento: inviato da Alessio, il 11/04/2017 alle ore 09:01:17
Buongiorno gentile redazione di Saturno Notizie, la proposta del Sig. Piccini non è poi così male. Non è poi così male per chi risiede lì, perché per tutti gli altri diventa un balzello improponibile. Già paghiamo anche troppo così, rimettere i parcheggi a pagamento un'altra volta è davvero troppo. Però una critica per essere tale deve risultare anche costruttiva e allora vorrei fare una controproposta:lasciare i parcheggi gratis e affittarne un numero adeguato ai residenti che lo richiedono. Non vedo perché debba essere un esterno a dover pagare, dopotutto chi acquista casa lungo il viale è ben conscio di come stanno le cose fin dal principio.
Cordiali saluti,
Alessio.

Notizia: Madonna del Parto: la nuova collocazione non puo' piu' attendere

commento: inviato da alfredo riponi, il 26/03/2017 alle ore 17:25:08
Non vorrei esordire dicendo che l’argomento della sicurezza appare in parte pretestuoso, o che lo stile della lettera lascia a desiderare, poiché traspare anche la volontà di ingraziarsi il Sindaco del paese. Sono però costretto a farlo, poiché all’origine di questa lettera ci sono due protagonisti, l’estensore stesso e il dott. Roberto Manescalchi, co-autore di un libretto sul palazzetto comunale di Monterchi, attribuito a Michelucci. Il palazzetto risale agli anni del fascismo; la loggia fa parte della struttura e lo connota come un palazzo del Podestà. Manescalchi pretende, invece, che Michelucci avrebbe avuto in mente nel progettarlo la cappella di Momentana sia nell’orientamento del palazzo che nella volumetria. La storia, però, ci dice che Michelucci ha progettato altri edifici per il fascismo, ad esempio una casa del Balilla, quindi se davvero il progetto fosse suo, forse aveva altre preoccupazioni, diverse dalla storia dell’arte. Dobbiamo quindi capire su cosa basa le sue ipotesi il dott. Manescalchi. Ma dimentichiamo per un momento lo stile, oggi definito razionalista (lo stile monumentale e razionale di Piero era una cosa diversa), ma all’epoca funzionale al potere fascista. Supponiamo dunque che, scavalcando i pregiudizi, la Madonna del parto possa essere ospitata in un edificio che non ci ricorda più il fascismo, ma solo il suo architetto. Evidenziamo allora che la lettera sembra ignorare tutto ciò che è stato detto contro l’attuale collocazione negli ultimi vent’anni. Non credo sia necessario rimarcare quanto ci sia di grottesco nel voler trasformare con la bacchetta del mago un palazzetto comunale in un battistero. E siccome il dott. Manescalchi prevede di collocare la Madonna nella sala dell’anagrafe, in un colpo solo iscriviamo all’anagrafe e battezziamo il bambino ancora nel grembo, il futuro messia. Nella lettera si dice, di nuovo, “siamo in grado di fare da soli”, dimenticando che il “fare da soli” – con la “laicizzazione” della Madonna del parto – ci ha portato allo stallo e al disastro attuale. Per un’opera d’arte come la “Madonna del parto” il contesto è fondamentale. Esiliata per venticinque anni in una vecchia scuola, nell’alto del paese, non ha impedito che a due passi il monastero cadesse in rovina. Le iniziative culturali sono da allora pressoché assenti, non si fa un Convegno dagli anni 90. La biblioteca è chiusa da almeno quindici anni. La vicenda della “testa del David” è sintomatica della confusione che regna. Senza parlare di tutte le altre criticità del paese. Diciamo chiaramente allora che è la Madonna del parto a portare turisti a Monterchi, non le bilance, non altro. Con delle politiche accorte il paese nella sua globalità ne può avere un beneficio. Se, invece, ci si limita a parlare di una sede più o meno consona (non avendo le competenze per farlo) si sbaglia tutto, com'è accaduto finora. Ci sono opere in luoghi isolati capaci di dialogare con l'arte contemporanea; su questo paese, invece, piovono critiche da più di vent'anni, per aver sequestrato la “Madonna del parto”. Impensabile farlo ancora. Far notare che c’è un contesto dal quale l’attenzione alla Madonna non può prescindere è fondamentale. Questo anche soltanto parlando di uno spostamento. Il 1993 dovrebbe averci insegnato qualcosa. Quello spostamento è stato definito dalla critica italiana e d’oltralpe, vale la pena usare il termine scelto da Hubert Damisch, “malencontreux”, perché ha una bella estensione semantica: “fuori luogo, fuori posto, inopportuno, malaugurato, infausto, disgraziato”. Dire, correlativamente, che gli abitanti del luogo, e tutti gli altri, devono poter aver accesso alle risorse bibliografiche, ai documenti, per il tramite di una biblioteca, è altrettanto importante. I cittadini, monterchiesi e non, non hanno accesso a nulla, né alla documentazione, né al patrimonio librario del Comune. Con l’opera si deve poter interagire, comprenderla, anche all’interno della storia del proprio paese. “Leggere” l’opera, anche attraverso i suoi interpreti, attivamente. Che sia attraverso l’attenzione al dettaglio di un Ginzburg, al significato di un Calvesi, o attraverso tre righe di prosa fulminanti di un Longhi. Evitando con il musealizzare di mummificare l’opera. Perché le opere devono parlarci; se l’opera non ci parla più è morta. “Far parlare le immagini” era l’auspicio di Warburg.

Alfredo Riponi


PS: In rete si è sviluppato un interessante scambio di opinioni, vorrei che si leggessero qui di seguito alcune preziose riflessioni di Lorenzo Minozzi, che ha contestato al Dott. Manescalchi la scelta del palazzetto comunale come sede dell’affresco. Tesi ben argomentate, riassunte in questa frase: «la Madonna nel Palazzo Comunale sarebbe l'ennesimo errore in una vicenda lunga e complessa che forse andrebbe risolta»:

«Non voglio entrare nel merito dell'estetica del palazzo comunale, ma mi è difficile immaginare la Madonna del parto lì dentro semplicemente dal punto di vista strutturale. Il palazzo presenta un’interessante scalinata interna e una terrazza che ne qualifica la facciata. Elementi intoccabili, a meno che non si voglia stravolgere il progetto del Michelucci. Questi elementi sono determinanti per le volumetrie a disposizione di un eventuale cambio d'uso del palazzo, insieme ai muri portanti. In sostanza il palazzo è piccolo e mal disposto per un uso museale, che richiede grandi ambienti e spazi in quantità. Ogni volta che parliamo di centro storico, a mia memoria, ci dimentichiamo sempre di un aspetto fondamentale: l'urbanistica. Il sistema urbano oltre l'arco del granaio non è il sedimento di secoli di interventi migliorativi, ma il risultato di azioni di emergenza seguite al terremoto del 1917. La rete viaria è la conseguenza di sgombri e abbattimenti che non avevano altro scopo che la liberazione dalle macerie. Infatti il nostro centro storico è difficilmente raggiungibile in macchina, salvo pericolose manovre lungo le mura. Le cose non migliorano a piedi, poiché mancano marciapiedi e zone pedonali. Ne, credo, si possano creare senza difficoltà. Inoltre, tranne qualche meritevole scorcio, il centro storico presenta testimonianze del passato affiancate a discutibili strutture moderne. Prima di farne un luogo turistico bisognerebbe riconsegnarlo ai cittadini. Affidandosi a qualche urbanista preparato… Togliendo quanto di brutto c'è, come i tubi di plastica sulle mura o il rudere osceno in via del teatro. Dobbiamo cominciare da qualche parte, e qui entra in scena il palazzo del Michelucci. Perché non farne sede della biblioteca da tempo chiusa? … Non sono favorevole al collocamento dell'opera nel palazzo comunale per parecchi motivi. Si dice che l'ufficio anagrafe ha le dimensioni della cappella. Ma l’altezza di un ambiente è fondamentale per relazionarsi con un'opera d'arte in esso contenuta. Serve spazio, lì dentro non ce n'è. Inoltre quel palazzo è nato per uno scopo - ospitare uffici - e difficilmente una struttura piccola può assolvere ad altre funzioni. L'esempio è l'attuale museo: nato come scuola, quell'edificio non è in grado di ospitare flussi importanti di persone nonostante l'ampiezza degli ambienti. Nei corridoi si crea l'effetto imbuto, con i disservizi al turista che ne conseguono. Sono d'accordo che è tempo di fare qualcosa di serio, ma sono anche convinto che il collocamento nel palazzo comunale non lo sia…» (Lorenzo Minozzi)
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