I terremotati non sono migranti: Forse starebbero meglio, forse cesserebbero di esistere...

Le recenti polemiche sul comportamento di talune organizzazioni non governative (io parlerei di persone al loro interno) che svolgono attività di recupero dei migranti hanno, secondo me, validi motivi di approfondimento: ormai da mesi queste operazioni non si svolgono più in mare aperto o in prossimità delle acque territoriali italiane bensì al confine delle acque territoriali libiche. Addirittura al loro interno, divenendo così complici -anche solo inconsapevoli- di organizzazioni criminali nel traffico di esseri umani.

Ogni sospetto su tali argomenti deve essere approfondito anche se a parlarne è quell'ignorante vice presidente del Senato che fa riferimento a M5S.

Ritengo infatti non si possa più parlare di interventi umanitari in emergenza, nello spirito della legge del mare, per trarre in salvo vite umane a bordo di imbarcazioni in difficoltà e in mare aperto: come non sospettare che i trafficanti avvisino qualcuno a bordo delle navi di soccorso circa la partenza di queste carrette del mare per assicurarsi un intervento immediato a poche centinaia di metri dalla costa libica. È noto che -quando si sono assicurati l'intervento di soccorso- gli scafisti recuperano i motori fuoribordo dai gommoni sui quali sono stati caricati i migranti. I gommoni stessi non vengono totalmente gonfiati proprio per assicurarsi un intervento preferenziale che si conclude con l'arrivo di centinaia di migliaia di migranti nei porti italiani dove sono state allestite le strutture di soccorso. In questo modo le imprese criminali fioriscono mentre le difficoltà per lo Stato italiano aumentano, ogni sbarco impegna le forze dell'ordine, la Protezione civile, e poi le singole realtà locali che vengono obbligate a ospitare i migranti, ivi compreso un numero elevatissimo di minori non accompagnati. Questi -in troppi casi- vengono in Italia per ottenere successivi ricongiungimenti con le loro famiglie: queste vengono a quel punto accolte in Italia con un apposito visto. Ad Arezzo spendiamo un milione di euro l'anno per mantenere una manciata di ragazzi (soprattutto albanesi): quanti sono fuggiti da zone di guerra? Quanti sono solo non invitati ospiti? Migranti economici?

Denari impegnati a scapito delle altre emergenze sociali. Oppure confluiti in quelle pantagrueliche mangiate dove qualcuno (di cui vorrei nome e cognome) ha messo a punto quel comportamento per cui il comando della struttura predisposta della nostra Marina ha, nel 2013, lasciato affondare una carretta del mare provocando decine di vittime. Leggere il resoconto apparso su Repubblica e l'Espresso mi fa ribollire (e gelare) il sangue: ordine a nave Lybra di cambiare rotta, quella in corso la avrebbe portata proprio dove ce ne era bisogno, ma per qualcuno i rapporti con Malta e la sua marina valgono la vita di decine di bambini. Maledetti. Parenti di Schettino.

La nostra nazione tutta si abbassa al livello dei criminali, come talune collettività che vivono ormai esclusivamente grazie al flusso che la criminalità vi sbarca: come non chiedersi perché una isola turistica come Lampedusa non si lamenti delle migliaia di migranti che deve teoricamente ospitare? Cooperative ed associazioni ricevono diarie per garantire servizi minimali ad individui che poi abbandonano le strutture per riversarsi sul territorio nazionale. Migranti che vogliono andare nelle altre nazioni europee dove peraltro non sono accolti: restano così in balia della malavita italiana e di quelle imprese soprattutto agricole che ottengono così braccianti per i lavori faticosi ad un prezzo irrisorio. Il sistema sostiene l'illegalità.

Contemporaneamente, i nostri fratelli terremotati aspettano il ritorno ad una parvenza di vita nelle loro terre, interventi bloccati da follie burocratiche, lentezza nella fornitura delle casette e minacciati di sgombero dagli alberghi in cui vivono: sin quando fa comodo gli albergatori li tengono (a pagamento), quando non conviene li scaricano.

Non vi dimenticheremo dissero i politici in coro: andassero a cacare (benvenute eventuali querele).

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Redazione, 17/05/2017 15:03:13

Alessandro Ruzzi(1961)

Aretino doc, ha conseguito tre lauree universitarie in ambito economico-aziendale, con esperienza in decine di Paesi del mondo. Consulente direzionale e perito del Tribunale, attento osservatore del territorio aretino, ha cessato l'attività per motivi di salute, dedicandosi alla scrittura e lavorando gratuitamente per alcune testate giornalistiche nelle vesti di opinionista. alessandroruzzi@saturnonotizie.it

Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.

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