Lungo il cammino di Francesco: i mulini della Val d’Afra

La valle del torrente Afra è un percorso ricco di storia, che in questi giorni del "Festival dei cammini di Francesco" può essere ancora di più valorizzato. Infatti fino al 1840, quando venne aperto il valico di Bocca Trabaria, i pellegrini e i mercanti, nonché i loro animali da soma, utilizzavano il Passo delle Vacche che collegava Montecasale con Lamoli e, passando per Montelabreve, conduceva a Carpegna. Tra tutti gli itinerari, quello tra Borgo San Sepolcro – Monte Casale – Passo delle Vacche – Lamoli fu il tracciato più frequentato dal Trecento al tardo Settecento (cfr. F.V. Lombardi, 1998), favorito anche dalla presenza dell'eremo di Montecasale, che sorto nel 1213 deviò i viandanti dall'itinerario che costeggiava il torrente Afra (cfr. A. Czortek, 2006). Questa via era anche quella che "preferibilmente" seguivano i vetturali per far arrivare il sale, alimento essenziale, non fosse altro per la conservazione della carne, al deposito di Sansepolcro da cui veniva smistato "anche per l'esportazione" (cfr. G.P.G. Scharf, 2002).

Personaggi marchigiani transitarono per questi sentieri quando giunsero al Borgo per impiantare un opificio per la produzione della carta, prima nel 1334 con il Comune di Sansepolcro che pagò una società per costruire una gualchiera a tale fine, poi nel 1484 per fondare una società per produrre carta proprio in Val d'Afra (cfr. F. Franceschi, 2010 e J.R. Banker, 2010), dove i capitali dei ricchi mercanti erano già investiti in mulini ad acqua che non solo erano utilizzati per la macinazione dei cereali, ma anche sfruttati per la triturazione delle foglie di guado e per 'gualcare' i panni. Infatti una gualchiera fu costruita nel XIII secolo o prima "in un anno imprecisato nel mulino sul torrente Afra, presso Fariccio, da Onfredo da Sansepolcro, maestro di legname" (cfr. A. Czortek, 2003). Nel 1198 era stata eretta anche la chiusa sulla destra del torrente Afra per derivare le acque che avrebbero cinto le mura della fortezza di Sansepolcro, ma che avrebbero anche alimentato i palmenti di cinque mulini fino alla seconda metà del XX secolo e dopo aver macinato avrebbero irrigato la pianura di Sansepolcro con un sistema che nell'Ottocento destò l'ammirazione dell'Accademia dei Georgofili di Firenze (cfr. C. Cherubini, 2012). Sembra che l'ordine di erigere la chiusa dell'Afra fosse stato eseguito da un certo "M. Leone di Magnasso dell'Afra della famiglia della Piera a tutte sue spese, e la Comunità gli cancellò una condanna di omicidio", su ordine dei Signori Ventiquattro della Comunità del Borgo (cfr. L. Coleschi, 1886). Due dei cinque mulini alimentati dalla reglia dell'Afra sorsero nella zona di San Leo, nei pressi del monastero di San Leone. Uno di essi verso la fine dell'Ottocento diventò il mulino del pastificio Buitoni, mentre l'altro venne poi inglobato nell'ampliamento del pastificio. Gli altri tre vennero costruiti lungo le mura orientali del Borgo: il primo nel luogo che sarà detto il Crocifisso, dei tre il più vicino alla Fortezza, il secondo più a valle verrà chiamato mulino della Porta e il terzo appena attraversata la strada che per Porta Romana entra nel Borgo.

Come detto questi cinque mulini rimasero attivi fino al secolo scorso così come altri due che sorgevano tra il luogo detto Germagnano e la frazione Montagna e un altro in località Basilica. Quest'ultimo era in un fabbricato sulla sinistra della strada che va verso la Montagna, immediatamente dietro la piccola chiesa, quasi di fronte alla strada che sale verso il convento di Montecasale. Oggi resta solamente il fabbricato presso cui era ubicato l'opificio e anche del bottaccio non vi è più alcuna traccia: venne distrutto intorno al 1933 e con le sue pietre fu costruito un seccatoio lì vicino, come ci raccontò Vittorio Cinti. Quest'opificio come le terre d'intorno era di proprietà della famiglia Collacchioni, finché (registrazione del 2 febbraio 1916) fu venduto a Fortunato Tosi del fu Cipriano e quando questi morì, l'8 gennaio 1935, passò al figlio Piero che fu l'ultimo proprietario secondo i dati del vecchio catasto. Il mulino della Basilica probabilmente cessò di macinare poco prima del passaggio di proprietà dal Collacchioni al Tosi, quando l'allora proprietario concesse alla famiglia Canosci, che gestiva l'opificio, di trasferirne l'attività. Così i Canosci costruirono un nuovo mulino in un appezzamento di terra che era stato loro ceduto affinché lasciassero libera la casa annessa al mulino, come ci spiegò Tullio Canosci. Il fabbricato di questo nuovo mulino, che invece cessò qualche decennio fa, sorge sulla destra della strada che sale verso la frazione della Montagna, sull'argine sinistro del torrente Afra poco più a monte rispetto all'antico mulino della Basilica. Coloro che in questi giorni passeggiano lungo i cammini di Francesco  potranno andare a vedere la data di costruzione, 1912, che è scolpita sulla porta

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Redazione, 01/06/2017 15:07:51

Claudio Cherubini (1961)

Imprenditore e storico locale dell’economia del XIX e XX secolo, collabora con vari periodici locali dal 1978. Ha pubblicato oltre trenta saggi storici su «Pagine Altotiberine», quadrimestrale dell'Associazione storica dell'Alta Valle del Tevere; altri articoli e saggi sono stati pubblicati in opere collettive e su altre riviste scientifiche. Ha tenuto diverse conferenze su temi di storia locale. Ha finora pubblicato due libri: nel 2003 Terra d’imprenditori e nel 2016 Una storia in disparte. Il lavoro delle donne e la prima industrializzazione a Sansepolcro e in Valtiberina toscana (1861-1940).

Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.

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