Il turismo secondo Comanducci non eccita: I silenzi del e sul progetto. 3°ed ultima

Per essere punto cardine nelle promesse elettorali di Ghinelli, presentata quasi 18 mesi dopo la vittoria, esposta con tale impegno, mi pare che non abbia avuto né successo né riscontro. Eppure Comanducci parla per 90 minuti buoni.

Che riproponga analisi presentate e pubblicate 4 anni orsono? Che non sviluppi i temi fondamentali? Che sia solo aria fritta? Che quanto illustra basti a decretarne l'affossamento? Che quanto non dice ne decreti l'affondamento?

Secondo me tutto questo ed altro: elude i punti cardine, ma (sopratutto) non cita il passato ed i suoi disastri, iniziative fallaci e denari sottratti alla comunità. Nasconde la polvere sotto le slide, insomma.

Sommariamente, quelli come me che hanno formazione ed esperienza di marketing nella presentazione non trovano un straccio di progetto.

Numeri buttati là, in evidente contraddizione; un percorso pseudo scientifico, nobilitato con acronimi inconsistenti, a denotare le carenze (cosa si vende, a chi, con quali aspettative, con quali risorse) di un comune progetto di marketing.

Perché alla fine di questo si tratta: un piano promozionale, un business plan; un investimento per aumentare le vendite al punto in cui il costo dell'investimento si diluisce nel prezzo del prodotto. Raggiungendo così il break-even, ossia il punto di equilibrio; termine che usato erroneamente dall'assessore nella presentazione diviene svista (grave) o ignoranza (peggio).

Attraverso gli strumenti promozionali, si aumenta la notorietà della marca, se ne migliora conoscenza e/o percezione presso una platea di consumatori o stakeholders (se proprio si vuole usare la lingua della perfida Albione). Così che successive simili azioni abbiano maggiore efficacia/efficienza.

Magari in giunta sono più bravi di me ad usare un telefonino all'ultimo bercio, cosa valida perché il futuro va verso un sempre maggior utilizzo di quegli strumenti, però i conti devono tornare e qui non si capisce né chi caccia i danè ossia isoldi (il Comune no, gli albergatori neanche, forse i residenti) in cosa (una DMO?) a vantaggio di chi (certo pro-albergatori, forse pro-giunta, difficilmente pro-residenti).

State sereni, ci pensano i nostri amministratori. Ricordo gente che stava per dare le chiavi della città al brasiliano che ha depositato nel mondo il marchio “arezzo” per le scarpe. Che figura di m....! Ora si pensa a mettere qualcosa coi prodotti aretini, fatico a vedere un distributore estero fare il postino per la giunta.

Provo ad aggiungere numeri: 20%, l'insufficiente tasso occupazione letti che ci vede fanalino di coda in Toscana. La metà rispetto a città comparabili. E relativo ad ad un bassissimo numero di turisti in visita e soggiorno. Dovuto ad una atavica mancanza di governance, ad iniziative senza successo ed alle cavallette.

Dire che la antiquaria deve tornare ai fasti di 20 anni fa (quando riempiva gli alberghi) significa dimenticare l'aumento importante di postiletto in città negli ultimi 20 anni. Significa sparare sciocchezze. E poi lamentarsi.

Nel 2010, anno orribile, Arezzo comune ha visto 75.000 turisti italiani e 31.000 stranieri, per 200.000 presenze (pernotti). Nel 2015 erano 91.000 italiani e 62.000 stranieri, 300.000 presenze, più turisti per meno tempo. Cortona dichiara nel periodo sempre circa 46.000 turisti e 160.000 presenze annui. Infatti in questi 5 anni il traffico turistico della nostra provincia è diminuito, dicono i report. Nella città di Firenze è invece aumentato. I numeri.... è bene ricordare come b&b+simili sono aumentati e chiedersi se le statistiche riflettono la realtà (per me la sottostimano, salvo credere che chi li apre una attività lo faccia per buttare via i soldi). Sulla ritrosia di certe strutture a fornire dati ne ha parlato (correttamente) Comanducci: resta un mondo grigio, al 50%, lo diceva l'Apt anni fa. E che secondo stime offre lavoro a 3/400 addetti nel comune, un numero modesto: spendere un milione di euro esclusivamente in un settore -microbico paragonato al manifatturiero- può spingere a chiedersi se non esista un conflitto di interessi fra ruolo istituzionale e attività familiare.Come emerge una differenza fra alberghi ed altre strutture, non si può parlare di un solo modello turistico. Si deve ricordare che nel nostro comune è sempre più presente il solo pernotto di gruppi organizzati in trasferta bus per altrove, attività che fa sembrare il turismo su Arezzo in aumento. Ma da noi solo mordi e fuggi.

Aumentare visibilità tramite eventi, dice Comanducci, per usare poi il marketing virale e far crescere il turismo. A me pare che eventi come BackInTime servano solo per riempire gli alberghi a spese dell'amministrazione, cioè soldi nostri. Idem la città del natale, dove il mezzomilione di visitatori a botta dichiarati da Comanducci è fuorviante, come lo erano i patetici numeri di icastica: basta ricordare che ogni edizione della antiquaria conta max 20.000 visitatori.

Il milione di Comanducci nasce dallo stesso gruppetto di visitatori riconteggiato decine e decine di volte. Si potesse fare con i soldi, saremmo tutti miliardari.

Ma gli operatori delle attrazioni stanno in albergo, tanto paghiamo noi e loro incassano. Come le iniziative di Ascom (mercato internazionale e simili) dove la città viene spolpata e i suoi denari portati altrove: a noi resta il sudicio.

Ghinelli dice che ha salvato la fortezza da porchetta e mortadella? Nel resto della città però van bene, a occhio. Poi contano i visitatori in fortezza come turisti che hanno fatto il viaggio per vedere le sculture.... ma ci credono davvero citrulli?

Comanducci dice: Arezzo ha potenziale turistico, una insufficiente vocazione turistica e non si può descrivere un prodotto turistico; il potenziale c'è (ovvio che con numeri così modesti si deve solo crescere); però una vocazione insufficiente non si corregge in dieci anni (l'Italia è piena di flop annunciati) e Arezzo non gestisce i prodotti turistici che ha (come altre città condizionate dall'operato del ministero beni culturali: la cappella Bacci, per esempio, fuori del perimetro istituzionale locale, non risale ai numeri di visite pre crisi).

Insomma, a favore di quale modello si intraprende l'azione?

La DMO (o DMM) cosa deve fare? Una generica azione di incremento di arrivi/presenze, seguendo logiche di marketing e di innovazione digitale come dice Marinoni. Siamo punto e a capo. Di cosa si parla? Basta leggere Marinoni: ungrande regalo per gli imprenditori del turismo.

Del resto è Gianni Fabbrini, boss alberghi aretini, a dire: il progetto ci piace molto e confidiamo che si troveranno i fondi per realizzarlo.

Comanducci, Marinoni e Fabbrini: ricorderete l'Arezzo Convention Bureau.

Costituito nel 2002, su istanza degli albergatori Ascom, doveva occuparsi di promozione e sviluppo del turismo, in particolare quello congressuale e d’affari, nel comprensorio di Arezzo. Aveva sede presso l'Ascom, ci coinvolsero Cciaa, Comune, vecchio Centro Promozioni &Servizi (in pratica il famoso CAC) e per la restante minoranza alberghi, anche provinciali, e Ascom.

In 7 anni ha prodotto perdite per oltre 300.000 euro a cui seguì la liquidazione per erosione del capitale sociale. Non prima però di altre meraviglie che illustro citando l'allora consigliere Farsetti:

Sempre in tema di partecipate l'anno 2013 ha visto lo scioglimento di Arezzo Convention Bureau Srl, società nata per sviluppare il turismo congressuale nella nostra città sfruttando le infrastrutture del Centro Affari. Una società che nasceva con la con partecipazione di pubblico e privato: Camera di Commercio, Centro Promozioni e Servizi e Comune di Arezzo da un lato, un pool di albergatori locali dall'altro. Oltre al nome altisonante la società si è distinta nel corso del tempo per l'incapacità di perseguire la propria ragione sociale. E' interessante sottolineare che proprio oggi, quando un auditorium/centro congressi all'avanguardia è terminato, la società che si doveva occupare della sua promozione venga messa in liquidazione. Singolare notare che appena i privati si sono accorti dell'inutilità dell'operazione la parte pubblica si sia affrettata a rimborsare le loro quote, ha fatto trascorrere alcuni anni nell'ignavia più assoluta ed oggi decide di smobilitare, per i cittadini aretini ciò significa 16.000 euro di ammanco dal bilancio comunale. Ma nelle società di capitale, una volta, oltre agli utili, non si divideva anche il rischio d'impresa? ”. Ricordo come i denari persi da Cciaa e CAC sono sempre denari aretini, imprese o cittadini poco cambia.

A lungo amministratori di Arezzo Convention Bureau: Comanducci (Piero, padre dell'attuale assessore, hotel Continentale), Fabbrini (Gianni, hotel Minerva), Marinoni (Franco, il vero e vispo dominus di Ascom).

Ora ci vogliono riprovare.

Nel silenzio tombale seguito alla presentazione scorgo una motivazione: COI VOSTRI DENARI, PLEASE (la mia padronanza dell'inglese mi spaventa).

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Redazione, 03/07/2017 11:11:00

Alessandro Ruzzi (1961)

Aretino doc, ha conseguito tre lauree universitarie in ambito economico-aziendale, con esperienza in decine di Paesi del mondo. Consulente direzionale e perito del Tribunale, attento osservatore del territorio aretino, ha cessato l'attività per motivi di salute, dedicandosi alla scrittura e lavorando gratuitamente per alcune testate giornalistiche nelle vesti di opinionista.  alessandroruzzi@saturnonotizie.it

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