Pensieri sciolti di un migrante dell’esame di maturità

Ad inizio giugno arriva la chiamata (perché per fare il prof non basta la vocazione... ci vuole anche la chiamata!).

Il Provveditorato... pardon, l'Ufficio Scolastico provinciale o regionale (non lo ricordo di preciso e non è importante) mi sbatte a San Giovanni Valdarno, nell'estate dei 40 gradi sia all'ombra che di notte, con la mia Fiat Panda a metano senza l'aria condizionata e senza lasciarmi condizionare dall'aria.

Sono innamorato del mio lavoro e il pensiero del caldo mi scivola addosso, sotto forma di gocce di sudore, certo, ma mi scivola addosso.

Peccato solo constatare che cambia l'Esame di Stato ma non cambia lo stato degli Esami, e, sia chiaro, non per responsabilità delle Studentesse e degli Studenti (eroici lungo quelle serre di corridoi, eroici nel condurre un'ora di colloquio su tutte le materie, come fossero jukebox costretti a sfornare una risposta a ogni monetina-domanda inserita) ma per responsabilità di un'istituzione nobile, la Scuola, che non riesce più a valutare in maniera ottimale poiché troppo distratta dalla burocrazia. Eccolo, allora, in sintesi il mio Esame di Stato, il quarto consecutivo (uno in casa e tre fuori casa, lungo la sconfinata e ovunque irraggiungibile Provincia di Arezzo), ovvero la sensazione di un'oppressione da ossessione burocratica di firme, contro-firme, carta e cancelleria il più delle volte sprecate, verbali ripetitivi, chiusura di pacchi con la ceralacca come ai tempi di Garrone, di Franti e del libro Cuore.

E allora mi sia concesso di sfogarmi rivolgendomi a loro, i veri protagonisti della Scuola, le Studentesse e gli Studenti: che l'Esame sia andato secondo le vostre aspettative, che le abbia deluse, che vi abbia garantito una gratificazione addirittura superiore rispetto a quanto meritaste, sappiate che questo pacco ceralaccato non sigilla prove scritte ma apre prove di vita, magari impegnative ma affascinanti, figlie anche del bene che desiderano per voi i vostri insegnanti.

Altro che 'Buona Scuola', forse sarebbe opportuno tornare alla 'Scuola alla Buona'

1 commenti alla notizia
Redazione, 13/07/2017 09:33:31

ANDREA FRANCESCHETTI (1974)

Nato a Pieve Santo Stefano è un giornalista e scrittore, oltre che insegnante presso il Liceo “Città di Piero” di Sansepolcro. Fra gli altri, ha pubblicato il saggio Grammatica e Canzoni - Preziosismi, licenze poetiche e strafalcioni nella musica leggera (in lingua) italiana (2013) e i romanzi Bianco (2014), Io ne amo solo tre (2015) e Il maestro (2017).

Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.

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commento: inviato da Osanna, il 14/07/2017 alle ore 07:00:13 (ip:62.94.48.63)
Caro collega, il lavoro non si valuta in un ora, un esame comunque sia andato non puo' soddisfare nè gli studenti nè i professori. In pochi sono in grado di giudicare il lavoro di lunghi mesi e quanto impengo ci sia nell'interessare ragazzi sempre piu' lontani dalla scuola .