Giovani, Ius soli, priorità

Leggo in questi giorni notizie su rilevamenti statistici e atti governativi apparentemente slegati fra loro ma che sotto sotto si intrecciano. Intanto emerge – tristemente – che l'Italia non è più un Paese per giovani. I nostri giovani hanno poca "speranza" nel futuro. Un futuro dominato dalle paure del nostro tempo, quelle di impronta globale (come il terrorismo), ma anche e soprattutto quelle più nostrane, legate a diritti che ogni giovane dovrebbe – uso il condizionale – avere come sacrosante aspirazioni: formare una famiglia, trovare un lavoro, costruirsi una casa. Un dato forte che emerge soprattutto fra i giovani posizionati nella fascia d'età tra i 25 e i 34 anni, quando le esigenze sopradescritte diventano impellenti, bamboccioni esclusi. Oggi in Italia pare si neghino questi sacrosanti diritti e tanti ragazzi pensano all'emigrazione come unica via di scampo. Nel 2016 hanno lasciato l'Italia oltre 100.000 persone, la stragrande maggioranza giovani tra i 18 e i 34 anni. Un brutto segnale. E un motivo di forte preoccupazione per chi ha figli, anche al momento adolescenti. Né all'orizzonte si percepisce la volontà politica di invertire la tendenza e di restituire un po' di fiducia ai nostri ragazzi, basti pensare che addirittura c'è chi ipotizza l'innalzamento dell'età pensionabile. E veniamo allo "Ius soli", cioè il tema dedicato all'acquisizione della cittadinanza di un Paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Il Governo ha deciso, più per motivi legati agli equilibri della maggioranza che per altro, di far slittare la questione alla fine dell'estate. Una "legge di civiltà" come sostengono i suoi propugnatori? In linea di massima posso essere d'accordo. Ma certamente non la "priorità" del momento in un Paese – l'Italia – che deve affrontare e magari risolvere altre emergenze quotidiane. Legate anche alla gestione di un flusso di immigrati senza precedenti, dove gli sbarchi si susseguono a migliaia al giorno, dove l'accoglienza si rivela deficitaria e approssimativa, con tanto di proteste e ribellioni da parte di molte comunità e svariate istituzioni locali, dove ancora l'Europa pare essere sorda alle richieste di aiuto e condivisione lanciate dal nostro Paese, che evidentemente non pare avere la necessaria autorità di essere ascoltato. Risolviamo le nostre priorità allora, su tutte quelle di ridare fiducia e speranza ai nostri giovani con atti concreti e finalmente soddisfacenti per il loro presente e il loro futuro. Poi pensiamo al resto. E non credo certo che tutto ciò sia un tema "di sinistra" o "di destra". Ma esclusivamente di buon senso. Se avessimo una classe dirigente di buon senso.
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Redazione, 17/07/2017 16:46:28

Francesco Del Teglia (1959)

Giornalista pubblicista di lungo corso, è inviato fisso per Sansepolcro e la Valtiberina Toscana del quotidiano Corriere di Arezzo fin dalla sua nascita, nel 1985, ma vanta esperienze anche a livello televisivo e collaborazioni con periodici vari. Politica e sport i campi di particolare competenza professionale. È stato anche addetto stampa di vari enti.

Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.

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