In vallata uno strano olezzo…

Una estate caldissima dal punto di vista meteo, ma una altrettanto caldissima estate per alcuni temi di interesse pubblico che da un  certo punto di vista stanno sconvolgendo la vita degli altotiberini, soprattutto quelli residenti tra Città di Castello ed Umbertide.

Un doppio olezzo lo si sente a Città di Castello. Uno di tipo metaforico, ma sintomo di una società che cambia è rappresentato da scritte che più gravi nel loro messaggio non possono essere "+ affogano – sbarcano" si leggeva sino a qualche giorno orsono in via delle Terme. Una scritta che era anche un manifesto ideologico ed anche una offesa alla nostra civiltà, al simbolo stesso della parola accoglienza. Paragonare la morte al problema dell'accoglienza è di una tristezza e gravità inaudita e ci vuole davvero una mente contorta se non di peggio, avere il coraggio di scriverla a caratteri cubitali in una strada pubblica e di gran transito sia veicolare che anche di camminatori della città. Un messaggio che non doveva passare inosservato insomma. L'altro olezzo è di ben latra natura ed è rappresentato dalla presenza all'interno dell'abitato di Calzolaro di una azienda privata che gestisce il trattamento di rifiuto organico. Sino ad alcuni mesi fa solo qualche sporadico abitante locale voleva chiarezza e soprattutto chiedeva soluzioni per eliminare questi cattivi odori che soprattutto emanavano i  camion in transito. Da quando invece c'è stato il dibattitto in consiglio comunale tifernate sull'ipotesi che Sogepu, società pubblica che gestisce il ciclo dei rifiuti, potesse acquisire dapprima il 45% di capitale di quella società con opzione di un altro 6% e quindi la maggioranza di quella strettura industriale, l'olezzo è diventato puzzo insopportabile, comitati per la salute. Responsabilità della politica e addirittura si minacciano barricate. Davvero c'è di che essere preoccupati dell'andazzo del consesso civile in vallata. Si spera in un raffreddamento delle temperature meteo, ma soprattutto del rispetto e del convivere civile. Da culla della civiltà e dell'accoglienza questa valle rischia di essere sede della più bieca intollerenza.

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Redazione, 22/08/2017 00:00:00

Paolo Puletti (1954)

Giornalista professionista. Una vita dedicata all’informazione locale, partendo dalle prime esperienze nelle radio libere a metà degli anni settanta, quindi con le tv locali e dal 1983 con il Corriere dell’Umbria, Esperienze come collaboratore dell’agenzia Ansa e gestione di numerosi uffici stampa. Una attenzione spasmodica per ciò che accade nel territorio, sia umbra che toscana, perché si deve migliorare sempre. In gioventù anche arbitro di pallavolo sino alla serie B. Sposato con Sandra, padre di Lucia e Luca, innamorato dei nipoti Camilla, Tommaso e Margherita.  redazione@saturnonotizie.it

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