Lo scialle dimenticato...

Oggi i giornali sono pieni di disgrazie quotidiane. Non ci trovi più una bona notizia manco a cercalla col lumicino. C'è anche chi li usa per la terapia del dolore. Ai ricoverati 'n fin di vita gli leggono 'n titolino e si sentono fortunati. Un tempo non era così. Ci si trovava anche le notizie buone. Il giorno della Befana, per esempio, t'alzavi co' le galine per correre in edicola a vedere se avevi vinto la Lotteria di Capodanno. E s'anche unn'avevi vinto, eri contento uguale perché, come diceva mia mamma, i soldi non fanno la felicità e a que'tempi ci si credeva anche. Poi, il lunedì, c'erano fresche come l'ova che si bevevano le cronache della squadra del cuore. Erano loro le nostre vere fidanzate e le trovavi solo 'n edicola come quel'altre a ballare al Principe. Aprivo il giornale troppo grande per me e mi ci sdraiavo sopra sul piantito di cucina, per leggere. Quell'odore d'inchiostro fresco, è un profumo di nostalgia che m'è rimasto nel naso. E poi, nei giornali, ogni tanto si trovavano storie come quella che sto per raccontare, che intrigavano con il loro alone di mistero. In qualche modo, quelle antiche cronache ci ricordavano che, dentro il corpo c'è un'anima, o almeno uno spirito come quello in cui si mettevano le ciliegie per conservarle. Quando questa storia apparve sul Giornale del Mattino, le auto nelle strade erano rade come le bistecche sulle tavole degli aretini. Praticamente non era ancora spuntata l'alba della democrazia e Amintore Fanfani faceva il lupetto nei boy scout della Pieve. Era una domenica sera quando, una bella citta tutta elegante e di quelle che non gli manca proprio gnente, gli chiese un passaggio fino a casa. Lui era un signore che passava sotto i portici in Topolino, che, a que' tempi, era come una Ferrari oggi, per ammazzare il tempo. Praticamente quella sera, sotto i portici fu inventato l'autostop, perché a'Rezzo siamo sempre stati a'l'avanguardia su 'gnicosa.

"Signorina dove la posso accompagnare?" – chiese stupito l'uomo elegante nel suo maglione di lana, foulard e guanti al volante.

"Io sto a Ca' de Cio. Se lo sapete'n do' è bene, sennò unn' ve preoccupate, tanto ve lo dico io!" – rispose la giovane donna, che non aveva la passione dei convenevoli e mostrava di avere le idee chiare e una fretta del diavolo:

"Scusate il disturbo, ma ho fatto dimolto tardi, stasera, e i miei staranno 'n pensiero" – si giustificò affacciandosi al finestrino, con uno sguardo implorante.  Era molto bella, troppo per dire di no.

"Non si preoccupi, la porto subito a casa. Conosco bene il posto e, del resto, tutte le strade del mondo portano a Ca de' Cio" – disse l'autista lasciando interdetta l'ospite, che non era mai andata oltre via Roma e, fino a quella sera era montata solo ne la machina della battitura. Siccome le signorine d'allora non facevano l'acciughe, la Topolino dovette sudare parecchio per accogliere tutte le sue grazie, che a que' tempi davon solo da sposate e se unn'avevon l'emicrania, cioè il mal de capo. L'uomo, del resto, era un vero signore e la voglia di provarci non gli sfiorò l'anticamera del cervello. Arrivarono a Ca de' Cio senza scambiare parola, ciascuno assorto nei suoi pensieri:

"Che ore sono?" - chiese la signorina quando furono arrivati e lui era corso ad aprirle lo sportello, da cavaliere quale era. Controllò l'orologio da taschino:

"E' mezzanotte in punto" – disse.

"Grazie di tutto – fece la signorina – e corse verso casa, frugando nella borsetta per cercare la chiave. Era ormai sull'uscio di casa, quando aprì il finestrino per chiederle: "Signorina, come si chiama?

"Giulietta" – rispose lei e scomparve dietro la porta. L'uomo, che si chiamava Romeo, aggirò pensieroso la rotonda del pagliaio e fece a ritroso il percorso verso casa, ma quando fu in città s'accorse che, nella fretta, la signorina s'era dimenticata lo scialle, che giaceva abbandonato nel sedile orfano del suo fondo schiena. Istintivamente se lo portò al naso. Profumava d'un odore così buono, che non aveva mai sentito. Eppure ne aveva conosciuto di donne! Ma quel profumo era diverso da tutti gli altri e aveva riempito la Topolino d'una inebriante flagranza. Fece subito marcia indietro e tornò a Ca' de Cio, per restituire alla signorina Giulietta il suo scialle, anche preso da un improvviso e irresistibile desiderio di rivederla. Era una bella notte d'estate e quel profumo l'accompagnò fino alla porta, dove suonò il campanello che era intestato alla famiglia Cappietti. Prima piano, per non disturbare, poi sempre più forte. Passò una decina di minuti buoni, senza che nessuno aprisse. Allora cominciò a battere forte sui battenti, ma la casa restò avvolta nel silenzio della campagna. Sotto lo splendido stellato, si sentiva solo il gran concerto dei grilli. Stava ormai per arrendersi, quando finalmente udì dei rumori per le scale e, dopo un po', sulla porta apparvero due persone anziane, che dovevano essere i genitori della signorina. Tenevano in mano un lume a petrolio, che ombreggiava due corpi magri più della pertica che reggeva il pagliaio. I due erano pallidi più della luna, che faceva capolino dietro Poti:

"Mi chiamo Romeo Montini – disse presentandosi -  e sono venuto a riportare lo scialle di Giulietta, cui ho appena dato un passaggio, che ha dimenticato nella mia auto".

I genitori riconobbero subito lo scialle della loro figliola:

"Si è di nostra figlia Giulietta, ma è morta da dieci anni!" – risposero all'unisono, gli occhi sgranati che risaltavano nel buio come i fanali accesi della Topolino. Poi lo invitarono ad entrare e, in casa, gli mostrarono la fotografia di Giulietta, che tenevano sul tavolino come una reliquia. Non c'era alcun dubbio: si trattava proprio della signorina cui aveva dato il passaggio. Rigirava la foto tra le mani inebetito e incredulo, mentre i padroni di casa continuavano a fissarlo coi loro fanali, illuminandolo d'una luce onirica. Continuava a sentire quel profumo sempre più forte. Non l'aveva mai vista Giulietta, eppure ora gli pareva di averla conosciuta da sempre. Quando e dove l'aveva incontrata prima di quella sera? Salutò i signori Cappietti e, quando fu solo nella sua Topolino, si rese conto d'essere innamorato da sempre di lei, ma il loro era un amore impossibile.

Quando la mattina si svegliò era convinto di aver sognato quella storia. Poi andò a comprare il giornale e invece lesse che era tutto vero. Il caso campeggiava nella prima pagina della cronaca cittadina. Lesse l'articolo tutto d'un fiato e, alla fine c'era scritto che i carabinieri stavano indagando. La cosa poteva tranquillizzare la città che s'era appassionata a quel caso, ma non lui. Certo aveva restituito lo scialle e da questo punto di vista si sentiva tranquillo, ma solo di fronte alla legge

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Redazione, 08/09/2017 17:30:37

Giorgio Ciofini (Giornalista e Scrittore)

Giorgio Ciofini è un giornalista laureato in lettere e filosofia, ha collaborato con Teletruria, la Nazione e il Corriere di Arezzo, è stato direttore della Biblioteca e del Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona e della Biblioteca Città di Arezzo. E' stato direttore responsabile di varie riviste con carattere culturale, politico e sportivo. Ha pubblicato il Can da l'Agli e il Can di Betto e in collaborazione con Vittorio Beoni, la Nostra Giostra e il Palio dell'Assunto. Attualmente sta lavorando al can de' Svizzeri, in uscita il prossimo dicembre.

Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.

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