E’ piovuta maleducazione sui Giochi di bandiera...

Una quarantina di anni fa m'arcordo, direbbe Fausto Braganti, che si pagava per assistere ai tradizionali giochi di bandiera che alla vigilia del palio impreziosiscono le feste di settembre al Borgo. Forse quella di riportare l'ingresso a pagamento potrebbe essere una soluzione per migliorare il rispetto del pubblico nei confronti di persone che s'impegnano tutto l'anno e che sono l'istituzione più rappresentativa della città di Piero nel mondo; basterebbe prendere un mappamondo, segnare dove gli alfieri di Sansepolcro sono stati e capire, a colpo d'occhio, che sono la migliore e più efficace pubblicità per la città.

Ma gli abitanti del Borgo sono strani, probabilmente sempre più incolti, insensibili e ignoranti: già durante quest'estate molti, direi troppi, hanno tentato di rovinare con polemiche inutili e per niente costruttive l'impegno di tanti che hanno lavorato per animare Sansepolcro con manifestazioni di vario genere per i gusti più diversi (da Kilowatt alle feste di strada); sabato scorso alla festa dei Giochi di bandiera sono bastate due gocce d'acqua a dieci minuti dalla fine per amareggiare il gruppo storico di maggior successo della città. Per di più le due gocce d'acqua, ma proprio due che non hanno bagnato alcuna cosa, sono scese dal cielo nel momento più importante della serata quando, per festeggiare le sue nozze d'oro con la bandiera il presidente, Giuseppe Del Barna, è tornato dopo tanti anni a esibirsi in pubblico con il tradizionale e difficilissimo esercizio a tre bandiere. Mentre con commozione e umiltà il Del Barna eseguiva l'esercizio i due schizzi dal cielo hanno smobilitato molte persone del  pubblico che, probabilmente molto cagionevoli di salute, hanno pensato di andarsene prima che iniziasse a piovere (tanto che poi la pioggia non è proprio scesa).

Del resto che il pubblico fosse molto superficiale, per non dire peggio, si poteva osservare dal continuo andirivieni che ovviamente disturbava chi invece lo spettacolo se lo voleva godere tutto. A collaborare a questo disturbo c'era anche la protezione civile (come del resto anche altre volte) con quell'assurdo gioco di sostituire quelli che arrivavano con quegli altri che se ne andavano. Forse era meglio se avessero controllato gli schiamazzi sotto le tribune, anch'essi di notevole motivo di disturbo, da parte dei soliti, pochi ma chiassosi, giovani poco intelligenti.

Visto che siamo in vena di polemiche, cosa vogliamo dire degli appelli fatti più volte all'inizio dai responsabili della sicurezza che si raccomandavano di non ingombrare le scale e i corridoi di passaggio delle tribune? Le incerte gocce d'acqua hanno trasmesso indecisione anche a coloro che si sono prontamente alzati per andarsene, ma che poi sono rimasti in piedi lì in mezzo a vedere gli ultimi minuti dello spettacolo. Anche il sindaco in piazza purtroppo ha mostrato tutta la sua incertezza: della serie devo andarmene, ma resto ancora un po'. Invece sulle tribune gli altri sono rimasti a ingombrare le uscite fino alla fine, con il benestare della protezione civile.

L'auspicio per i prossimi eventi è una presa di coscienza da parte delle persone del pubblico e degli operatori della protezione civile, in modo da avere un comportamento più responsabile da una parte e più qualificato dall'altra, entrambi liberi dalle pressioni dei mass-media sugli allarmismi meteorologici e sulla sicurezza.

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Redazione, 11/09/2017 09:10:45

Claudio Cherubini (1961)

Imprenditore e storico locale dell’economia del XIX e XX secolo, collabora con vari periodici locali dal 1978. Ha pubblicato oltre trenta saggi storici su «Pagine Altotiberine», quadrimestrale dell'Associazione storica dell'Alta Valle del Tevere; altri articoli e saggi sono stati pubblicati in opere collettive e su altre riviste scientifiche. Ha tenuto diverse conferenze su temi di storia locale. Ha finora pubblicato due libri: nel 2003 Terra d’imprenditori e nel 2016 Una storia in disparte. Il lavoro delle donne e la prima industrializzazione a Sansepolcro e in Valtiberina toscana (1861-1940).

Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.

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