C’erano una volta…

C'erano una volta le feste di partito. Bella forza, dirà qualcuno, una volta c'erano anche i partiti. Oggi son rimasti pochi (e confusi), e ancora meno sono le feste. Quelle rimaste assumono poi nomi e connotati diversificati anche nello stesso partito di appartenenza. Di sicuro sono meno partecipate e molto meno dense di contenuti. Ricordo che da adolescente o anche da più grandicello non c'era luogo in Valtiberina, anche nel più piccolo comune, dove non ci fosse la Festa de l'Unità. Così come la Festa de L'Avanti (Psi). Ma qua e là per lo stivale c'erano anche la Festa de l'Amicizia (Dc), la Festa del Tricolore (Msi). Dopo la polverizzazione dei grandi partiti ci fu anche chi si inventò a Telese – Clemente Mastella - la Festa prima del Ccd e poi dell'Udeur. Noi ragazzi si andava volentieri a quelle feste pur non essendo militanti di questo o quel partito. Per la birretta, il panino con la salsiccia, la piadina, per stare insieme. Ma il ricordo, nitido, era di una grande partecipazione di gente, di popolo, che diventava protagonista attivo di quelle giornate. Dove ci si confrontava, si parlava di politica, si tracciava la linea, si assisteva agli interventi di questo o quel politico (di razza, allora). Cos'è rimasto oggi? Poco, o nulla. L'esempio più illuminante in tal senso viene fornito dalla festa che organizza il Pd, erede – anche se il dubbio è sempre più grande – di cos'erano una volta prima il Pci poi il Pds, poi i Ds. Al di là del fatto che c'è chi la chiama Festa Democratica e chi ancora Festa de l'Unità, nel nome dello storico giornale fondato da Gramsci che oggi nemmeno c'è più (il giornale, oltre a Gramsci). La kermesse nazionale del Pd ubicata ad Imola sta facendo registrare flop clamorosi. Poca gente, poca partecipazione, pochi contenuti, dibattiti annullati. In molte regioni d'Italia, soprattutto in quelle di marcata tradizione di Sinistra dalla Toscana alle Marche sino all'Emilia Romagna, sono state cancellate feste che avevano tradizioni decennali. Qui a Sansepolcro si è chiusa da pochi giorni la Festa Democratica. Non entro nel merito del giudizio, sia per rispetto di chi l'ha organizzata sia perché non ero presente. Dando un'occhiata al programma però dico che rispetto alle feste di una volta il paragone regge poco. Perché di sicurezza e di "start up" si può parlare in ogni convegno specifico e tecnico dedicato al tema, ma ad una festa di partito vorrei si parlasse soprattutto di politica locale, nazionale, internazionale, e ci si confrontasse con lo stato di salute di quel partito, anche a muso duro magari, ma pubblicamente e non nelle segrete stanze. E soprattutto facendo sentire protagonista la gente, coinvolgendola. Quella gente che una volta si sentiva corpo unico con quel partito – l'Unità, appunto – e non, come oggi, slegata e frastornata non solo dalle sconfitte elettorali. Il fatto è che il Pd, oggi, non è certo soggetto unitario ma riassume in sé due diversi popoli, per decenni alternativi: comunisti e anticomunisti, post comunisti e post democristiani. Dove peraltro all'interno il partito dominante è quello di Matteo Renzi, con i vari Guerini, Boschi, Franceschini. Tutta gente che, un tempo, magari andava alle Feste dell'Amicizia, non certo a quelle dell'Unità. Edificante al proposito il commento di Andrea Rossi, responsabile organizzativo del Pd a livello nazionale. "Una volta aspettavi il segretario che dettava la linea, oggi il leader parla di continuo. I dibattiti più partecipati sono quelli con figure extrapolitiche: a Reggio Emilia è andata benissimo Cristiana Capotondi". Per ascoltare la Capotondi, graziosa e bravissima attrice italiana peraltro, si può andare al Festival del Cinema di Venezia. Ridateci la politica.

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Redazione, 22/09/2017 09:23:06

Francesco Del Teglia (1959)

Giornalista pubblicista di lungo corso, è inviato fisso per Sansepolcro e la Valtiberina Toscana del quotidiano Corriere di Arezzo fin dalla sua nascita, nel 1985, ma vanta esperienze anche a livello televisivo e collaborazioni con periodici vari. Politica e sport i campi di particolare competenza professionale. È stato anche addetto stampa di vari enti.

Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.

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