Ciao, Guerriero di Montione...

Unico come la sua barba, che cresceva per conto suo e l'erba che fa nel triangolo Montione-Ceciliano-Cadecio, cià lasciato anche lui e ci mancherà quant'una vasca per il Corso, quando ci ritroveremo all'altro mondo. Non era solo uno di noialtri, era la pozza 'n do' si specchiava la nostra anima. Ci mancheranno le sue camicie a quadri, le maniche arocciate, quel gilè ch'aveva fatto la prima guerra mondiale e ha resistito anche alle baionette austriache e quel capéllo, che lo completava com'il barattolo che si metteva 'n vetta al pagliaio, per non far marcire il barcile. Era un aretino vero, drento e fuori, l'epigono d'una perduta civiltà: quella del Gosto e della Mea, quella di Quattro versi in Pinzimonio e della Confessione di Pietraccio, quella del Guadagnoli, del Severi, del prete cortonese ingiustamente anonimo come il Cristo di San Francesco. L'ultimo alfiere d'un'epoca il Guerriero che, nelle nostre campagne, ha resistito anch'a Hitler, ma non alla televisione. Regista, autore, attore versatile e arguto, si servì di quella scatolina magica per diventare famoso tra l'aretini con Telentruglia e il tiggi del Roggiolani, al tempo dei pionieri e di Cecco Beppe. Se n'è andato in quest'era d'Isis e d'ipode, praticamente insieme a Umberto Eco, forse perchè non ne potevano più. Uno viaggiava sul satellite e l'altro sul Cetona e non avevano la stessa eco, ma avevano la stessa età: 82 anni ed erano più giovani di ragazzi d'oggi. Quando uno scompare, le sue cose acquistano il valore delle note autografate, di codici scritti a mano, irripetibili, non più modificabili, finiti. Anche per gli uomini vale la legge del mercato. La fine ci fa preziosi d'un valore che non è venale, come l'opere d'arte e la lettera a una donna in cui in calce scrivi per sempre. Immediato, colorito e generoso, il Guerriero di Montione travasava aretinità contagiosa dal palco o dal video, che il pubblico assorbiva nella coradella. E' stato l'ultimo cantore del nostro piccolo mondo antico, che senza lui è diventato un fantasma e ora, per vedello, ci toccherà andare al Castelluccio nelle notti di luna piena. Quando se ne va uno come Santino Mazzini, anche le cerimonie funebri vanno ripensate. Ci vuole la banda, i sonatori, le ragazze bon, bon e qualche barzelletta di quelle che raccontava lui, che ti mettono di buonumore anche se hai voglia di piangere. Ciao Santino, ci mancherai così tanto che ci toccherà cercarti anche in domo, tra i ceri e le Madonnine del Conforto.

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Redazione, 26/09/2017 11:21:24

Giorgio Ciofini (Giornalista e Scrittore)

Giorgio Ciofini è un giornalista laureato in lettere e filosofia, ha collaborato con Teletruria, la Nazione e il Corriere di Arezzo, è stato direttore della Biblioteca e del Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona e della Biblioteca Città di Arezzo. E' stato direttore responsabile di varie riviste con carattere culturale, politico e sportivo. Ha pubblicato il Can da l'Agli e il Can di Betto e in collaborazione con Vittorio Beoni, la Nostra Giostra e il Palio dell'Assunto. Attualmente sta lavorando al can de' Svizzeri, in uscita il prossimo dicembre.

Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.

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