Una Bellissima Idea!

A chi non è capitato nella vita di avere Una Bellissima Idea?

Una di quelle idee che di solito vengono partorite nel fine settimana, quando si è più rilassati. Magari dopo qualche pranzo che ha conciliato una bella dormita.

Magari dopo il pranzo domenicale, così caro a noi italiani. Di quelli che si fanno in famiglia, seguiti dalla classica pennichella sul divano ...  ed eccola, la lampadina si accende! Poi, una volta accesa, non si vede l'ora di metterla in pratica. Utilizzando, magari, la "necessità e l'urgenza" di vederla realizzata subito.

Un'idea che, si spera, risolva un problema in maniera definitiva e renda la vita più semplice a chi, suo malgrado, ne è coinvolto.

Quindi, finita la pennichella, si corre subito ad applicare la "genialata".

Non importa se ormai è domenica inoltrata, se la digestione ancora è faticosa e se quello stato di "appannamento" è ancora presente. Non ci si ferma davanti a nulla. Anche se magari è una domenica di Novembre, se ormai fuori è buio e si necessita di coprire bene la pancia per evitare colpi di fresco che potrebbero interrompere pericolosamente la digestione.

Maglioncino indossato, telefonate a chi dovrà applicare l'idea insieme a te, luogo e ora dell'appuntamento fissato e via.

Tutti fuori casa sprezzanti dell'umidità e del freddo e anche del fatto che, essendo domenica, magari qualche parente dei convocati avrà storto il naso.

Ma no, ormai l'idea è pensata e va attuata subito!

Non c'è pennichella che tenga, nessun naso storto di parenti contrariati, tutti rispondono all'appello.

Tutti si trovano intorno ad un bel tavolo rotondo. Ciascuno con la sua postazione preparata e ciascuno con l'immancabile bottiglietta d'acqua a disposizione (anche se non ci sarà nemmeno il tempo di svitarne il tappo).

In pochi minuti, chi dice 15, chi sostiene 20, addirittura qualcuno ha parlato di 10, tutto viene deciso.

Quella che, pochi minuti prima era solo una bellissima idea, diventa "immediatamente esecutiva".

A chi piace bene, gli altri dovranno farsene una ragione.

Pochi attimi ed ecco frasi di giubilo: "Abbiamo salvato migliaia di persone, abbiamo salvato un intero territorio, abbiamo salvato tantissimi posti di lavoro. Abbiamo raggiunto un risultato straordinario".

A seguito di queste esternazioni mirabolanti, tutti festeggiano. Anche chi, suo malgrado, sarà coinvolto da questa decisione. Inizialmente si sente rassicurato, tranquillo, quel tepore di casa domenicale non viene turbato, anzi, in fondo: "Perché non fidarsi di chi esulta e annuncia lo straordinario successo?".

Vengono fatti perfino sospiri di sollievo rispetto ad un problema reale, conosciuto ed attuale, che fino a pochi minuti prima non aveva una soluzione.

Quell'idea, che ora assume le caratteristiche di un atto concreto, consente a tutti i soggetti coinvolti di andare a letto tranquilli.

Ma, sappiamo, la domenica ha un difetto enorme, difficilmente sanabile: ovvero finisce.

È un vero peccato che dopo la domenica arrivi il lunedì.

Ogni domenica ha il suo lunedì. È così da sempre! Ma quel lunedì è stato particolare.

La domenica, infatti, era tutto risolto, tutti tranquilli ma soprattutto "sereni".

Ma il lunedì, una volta letti i contenuti di quanto fatto con "necessità ed urgenza", in molti volti quello che la sera prima era tepore diventa spavento.

Una notte per perdere tutto, una notte che molti non dimenticheranno mai.

Però, anche davanti a quei volti sgomenti, si continua a sostenere che quell'idea abbia salvato un territorio, abbia salvato questo, abbia salvato quello.

Si passa dall'esultanza della domenica sera allo sconforto, alla sfiducia, che presto diventeranno rabbia.

E anche chi esultava è costretto a cambiare il tiro. Si passa dal sostenere che quell'idea aveva del miracoloso risolvendo il problema sotto ogni aspetto al "meglio di così non si poteva fare".

E così cambia radicalmente tutto.

Ogni domenica ha il suo lunedì, ma la settimana è lunga, come sono lunghi gli strascichi di questa vicenda, che ancora peraltro non si è conclusa.

Sta di fatto che migliaia di persone hanno perso il proprio sorriso, hanno perso la propria serenità e, cosa ancora più grave, hanno perso la fiducia.

Un intero territorio che si ritrova ora "parte offesa" con strascichi che nella più rosea delle ipotesi dureranno anni, altro che domenica e lunedì.

Per non parlare di ciò che in ultimo era stato sbandierato come obbiettivo principale di tutto questo, ovvero la salvaguardia dei posti di lavoro e dei livelli occupazionali.

In poche parole si sbandierava il salvataggio di migliaia di persone e, di questo, nemmeno l'ombra. Si ribadiva la necessità di salvaguardare un territorio, ma ancora sono tutti in attesa di questa "salvaguardia".

Ora si parla di tutela dei posti di lavoro, ma visti i precedenti punti, io tanto tranquillo non sarei.

Insomma tutto questo per una domenica pomeriggio pre-invernale.

Coloro che hanno il dono della sintesi direbbero: "Che casino!", o più probabilmente "Che Casini!".

Forse hanno ragione, oppure, forse, hanno torto e possiamo "stare sereni".

In fondo tutto è nato dopo un pranzo di domenica, tutto è nato da Una Bellissima Idea.

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Redazione, 04/10/2017 00:00:00

GIACOMO MORETTI (1979)

Nato ad Arezzo – Dopo aver assolto agli obblighi di leva comincia subito a lavorare, dalla raccolta stagionale del tabacco passa ad esperienze lavorative alla Buitoni e all’UnoaErre. Si iscrive “tardivamente” all’età di 21 anni alla Facoltà di Giurisprudenza di Urbino dove conseguirà la laurea in corso. Successivamente conseguirà il Diploma presso la Scuola di Specializzazione per le professioni legali. Assolta la pratica forense, nel 2012 si abilita all’esercizio della professione forense superando l’esame di stato presso la Corte d’Appello di Firenze. Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Arezzo esercita la professione forense fino al dicembre 2016. Attualmente si è sospeso volontariamente dall’esercizio della professione di avvocato per accettazione di incarico presso un ente pubblico a seguito della vincita di un concorso. Molto legato al proprio territorio, Consigliere comunale ad Anghiari per due consiliature consecutive. Pur di non lasciare la “sua” Anghiari vive attualmente da pendolare. Attento alla politica ed all’attualità locale e non solo, con il difetto di “dire”, scrivere, sempre quello che pensa. Nel tempo libero, poco, ama camminare e passeggiare per la Valtiberina e fotografarne i paesaggi unici.

Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.

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