Buitoni e Perugina: orgoglio e dissidi, pasta contro cioccolato

Dopo il successo del primo incontro con il prof. Giorgio Sacchetti dell'Università di Padova, continua il ciclo di conferenze sulla storia della Buitoni che si terranno a Sansepolcro il sabato alle ore 17 nei prossimi tre fine settimana, nei locali della mostra per il 190° anniversario della nascita del pastificio Buitoni, allestita a palazzo Inghirami.

Sabato prossimo sarà la volta del prof. Francesco Chiapparino dell'Università Politecnica delle Marche, uno dei più importanti ricercatori sulla storia della Buitoni e della Perugina.

Con lui parleremo delle vicende imprenditoriali della famiglia Buitoni nel Novecento, partendo dalle divisioni che si crearono negli anni Venti fino ad arrivare alle due visioni dell'azienda e alle differenti strategie che avevano Paolo e Bruno Buitoni negli anni Settanta-Ottanta del secolo scorso (gli anni della crisi della IBP che poi condussero alla vendita del gruppo a Carlo De Benedetti nel 1985).

La storia della famiglia Buitoni è una storia lunga di cinque generazioni e fatta da tanti protagonisti spesso in lite fra loro e divisi tra Sansepolcro e Perugia.

Nella seconda metà dell'Ottocento, per far fronte al progressivo incremento della domanda e al problema di una inefficienza produttiva dello stabilimento di Sansepolcro, Giovanni Buitoni acquistò nel 1856 il piccolo stabilimento di Città di Castello e nel 1878, anche in considerazione della forte incidenza dei costi di trasporto e dei lunghi tempi di consegna, i Buitoni divennero soci del piccolo pastificio Sabatini di Perugia. Fu così che i Buitoni arrivarono nella capoluogo umbro dove assunse la carica di direttore, a soli 19 anni, il quarto figlio di Giovanni Buitoni, Francesco. Quest'opificio, come quello di Città di Castello, rimarrà un esercizio semi-artigianale, ma sarà proprio la marginalità dell'impianto perugino che porterà nei primi anni del Novecento, Francesco Buitoni, a impegnarsi in nuove attività imprenditoriali da affiancare a quella pastaria della famiglia, fino ad affermarsi nel settore dolciario con quella che diverrà la famosa Perugina, che aveva fondato nel 1907.

Ma questa lontananza geografica da Sansepolcro e la famiglia Buitoni che stava diventando sempre più numerosa iniziarono a produrre dissidi.

Le liti all'interno della famiglia Buitoni iniziarono il 20 novembre 1923, quando il pastificio Gio. & F.lli Buitoni di Sansepolcro si trasformò in società anonima. La nuova società non aveva mutato né il nome né il proprio presidente, Silvio Buitoni, ma aveva ripartito il proprio capitale sociale di lire 1,8 milioni non senza contrasti familiari seguiti da strascichi legali, tanto da minare per la prima volta l'unità della famiglia. Nello stesso periodo la famiglia Buitoni, con oltre il 80% delle azioni (73,1% i Buitoni di Perugia e 8,3% i Buitoni di Sansepolcro), si assicurò anche il controllo della Perugina, dopo che, in questi primi anni Venti, la firma del pastificio di Sansepolcro aveva garantito il «sostegno del giro di affari» della fabbrica di cioccolate e dolciumi di Perugia. L'anno successivo venne costituita la Società Anonima Arti Poligrafiche Italia Centrale con sede a Firenze, in cui la Buitoni e la Perugina avevano la maggioranza e Silvio Buitoni deteneva la presidenza.

Ancora il ramo di Sansepolcro prevaleva su quello di Perugia, ma ben presto le cose cambiarono: le diatribe sorte in seno alla famiglia a seguito della costituzione della società anonima, il giro di affari superiore alla disponibilità dei mezzi propri (il pastificio di Roma,  il controllo della Perugina, le Arti Poligrafiche di Firenze, altre partecipazioni in aziende minori), le conseguenze del crack finanziario del marzo 1925, le oscillazioni del prezzo del grano che fecero aumentare le scorte di magazzino, e la stretta creditizia connessa alla politica di stabilizzazione della lira, non aiutarono i Buitoni a reagire alla difficile situazione. Di fatto i costi di produzione non furono abbassati e la crisi si acuì fino al 1927 quando nel Consiglio di amministrazione del 2 giugno Silvio Buitoni si dimise e anche il figlio Gherardo e il nipote Guido (che poco dopo si suiciderà) rinunciarono alla carica di consiglieri delegati. Il nuovo presidente fu Giovanni Buitoni, figlio di Francesco il fondatore della Perugina, mentre suo fratello Marco divenne amministratore delegato e prese le redini dello stabilimento di Sansepolcro.

Fu così che il ramo perugino dei Buitoni prevalse su quello originario di Sansepolcro e anche le decisioni da prendere sul pastificio del Borgo si spostarono verso la città umbra. Intanto l'anno successivo venne trasferita a Perugia la sede sociale della Buitoni, ma lo spostamento dell'asse verso Perugia avvenne negli anni Sessanta del secondo dopo guerra.

A Sansepolcro ricorda Bruno Buitoni: «la città stava in fabbrica. Sansepolcro era un paese di quindicimila anime, millecinquecento erano dentro da noi, praticamente c'erano tutti». Questa identità da un lato rafforzava lo spirito di corpo e la collaborazione fra le maestranze e i dirigenti, ma dall'altro, secondo Bruno Buitoni, rendeva meno disponibili al cambiamento: «erano troppo abituati a lavorare in un'azienda leader da circa centotrent'anni, senza aver mai messo la testa fuori di Sansepolcro. Era poco per un mondo che cambiava velocemente [...]. In Buitoni si riteneva che il mondo girasse intorno a Sansepolcro e non viceversa». Con queste giustificazioni nel 1966 furono trasferiti alcuni uffici e il relativo personale da Sansepolcro a Perugia: «era difficile tenere il cervello della Buitoni a Sansepolcro, così tagliati fuori da tutto. Non che Perugia fosse Milano, ma per lo meno era un passo avanti», racconta Bruno Buitoni.

Alla fine la Perugina incorporò la Buitoni e nacque la IBP, il 15 dicembre 1969. La fusione tra Buitoni e Perugina fu «una fusione fredda», come l'ha definita Claudio Repek, un'operazione che non piacque a nessuno: a Perugia si riteneva che la Buitoni fosse troppo indebitata con la Perugina, la quale produceva maggior profitti del gruppo di Sansepolcro ed era cresciuta negli ultimi vent'anni a un ritmo più sostenuto della Buitoni; nella città valtiberina non si potevano accettare dirigenti e ordini provenienti da un'impresa che era nata dalla Buitoni e che operava su un mercato locale (quello italiano) a differenza della multinazionale SpA Gio. & Fratelli Buitoni Sansepolcro che aveva un marchio forte e prestigioso conosciuto in tutto il mondo; una Perugina gelosa della propria autonomia, una Buitoni orgogliosa della propria tradizione che non poteva accettare di essere guidata dalla «locomotiva» Perugina, che non voleva «essere un semplice vagone, magari storico e di lusso, ma pur sempre un vagone». Uno scontro insomma: «Pasta contro cioccolato, storia contro profitti».

Sabato 14 ottobre alle ore 17 approfondiremo questi temi con il prof. Francesco Chiapparino e cercheremo di capire le cause della «fine» delle imprese Buitoni e Perugina fino ai giorni nostri e alla difficile situazione attuale a seguito delle recenti decisioni di Nestlé.

Invito il pubblico ad essere numero, attento e partecipe con testimonianze e domande, così come lo è stato nell'incontro di apertura del ciclo di conferenze con il prof. Sacchetti.

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Redazione, 09/10/2017 11:30:51

Claudio Cherubini (1961)

Imprenditore e storico locale dell’economia del XIX e XX secolo, collabora con vari periodici locali dal 1978. Ha pubblicato oltre trenta saggi storici su «Pagine Altotiberine», quadrimestrale dell'Associazione storica dell'Alta Valle del Tevere; altri articoli e saggi sono stati pubblicati in opere collettive e su altre riviste scientifiche. Ha tenuto diverse conferenze su temi di storia locale. Ha finora pubblicato due libri: nel 2003 Terra d’imprenditori e nel 2016 Una storia in disparte. Il lavoro delle donne e la prima industrializzazione a Sansepolcro e in Valtiberina toscana (1861-1940).

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