Tutti in coda verso il disastro!!!

Giovani. Tanti giovani. È davvero bello vedere i giovani che si mobilitano in massa.

Le mobilitazioni giovanili hanno avuto spesso (anche se purtroppo non sempre) la forza di cambiare le cose, incarnando quella scintilla decisiva atta a modificare la società.

Lotte per il diritto allo studio, battaglie per chiedere più diritti nel mondo del lavoro, lotte politiche volte a quel rinnovamento che in molti casi non ci sarebbero stati senza la mobilitazione e la freschezza di menti giovani, aperte al cambiamento.

Cambiamento che, spesso e volentieri, nelle società moderne è fondamentale per affrontare le sfide del futuro.

La storia, sia antica che moderna, è intrisa di giovani che muovendosi hanno modificato lo "status quo".

In fondo è giusto ed è bello così.

Anche io ho partecipato a manifestazioni studentesche, a manifestazioni più o meno grandi che in qualche modo dimostravano l'esistenza di cervelli e di neuroni che funzionavano.

Ovviamente non voglio addentrarmi rispetto al merito delle manifestazioni, però ci si mobilitava per un "ideale", per un qualcosa, a torto o a ragione, che una volta ottenuto avrebbe cambiato in meglio il presente.

Insomma non la voglio fare patetica, né retorica, ma ogni società che si rispetti, per cambiare e per evolversi, ha bisogno di giovani che stiano al pezzo, magari anche sbagliando, ma che siano attivi e attenti. Insomma il futuro sono loro, siamo noi che dovremmo viverlo.

Invece, in tutto questo, ci sono immagini che fanno male.

Non voglio fare di tutta un erba un fascio ovviamente, ma quanto abbiamo visto in questi giorni lascia di stucco.

Orde di giovani che si sono accampati davanti a centri commerciali in tutta Italia per poter comparare per primi un cellulare che costa all'incirca dai 1.000,00 ai 1.400,00 euro.

Scene che cozzano profondamente con lo stato attuale del Paese, specialmente se guardiamo a tutti i dati che riguardano i giovani, a cominciare dalla disoccupazione.

Ovviamente non sono un bacchettone, né sono contro la "ricchezza".

Se ci sono persone che possono spendere una cifra che corrisponde a qualcosa più che una mensilità media italiana, per un accessorio del tutto superfluo, sono contento per loro. Il punto non è questo.

Il punto sono le modalità esecutive attraverso le quali si è deciso di accaparrarsi questo bene che è stato percepito più importante di tanti altri.

Talmente importante da stare notti al freddo, per poi correre e spingere i propri simili per arrivare primi al bancone degli acquisti.

Una corsa per la "sopravvivenza tecnologica" che cozza profondamente con le altre corse che come giovani dovremmo fare.

Corse per riaffermare il diritto ad avere un futuro lavorativo e professionale, per poter pensare di poter realizzare i nostri sogni, piccoli o grandi che siano.

Che tristezza pensare che per molti dei miei simili il massimo da ottenere, con le unghie e con i denti, sia un pezzo di plastica che di certo non può garantire nulla di quel futuro al quale tutti aspiriamo.

Anzi, al contrario, più passa il tempo e più quel "coso" di plastica sarà parte del passato.

Una corsa verso qualcosa che a breve sarà desueto e verrà messo a prendere polvere in qualche cassetto.

Quanto vorrei vedere quella foga, quella voglia di arrivare indirizzata verso i diritti che non abbiamo più.

Se tutta quella tenacia fosse rivolta a beni durevoli, a beni senza i quali davvero non si può vivere, sono convinto che le cose andrebbero meglio.

Quelle scene però mi hanno tolto qualcosa, mi hanno tolto la speranza che ci possano essere nuove generazioni pronte a lottare per cose serie.

Ma forse mi illudo.

Forse correre dietro ad un telefonino è un modo per illudersi di poter ottenere un "futuro in scatola", ma quel "futuro" è una mera illusione.

Magari è il tempo di smettere di mettersi in coda verso il disastro e pensare che le energie, sia fisiche che economiche, andrebbero investite nel futuro vero.

Non quello che a breve sarà dentro un cassetto, o forse quel futuro che auspico è già da anni a prendere polvere in qualche posto nascosto di casa.

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Redazione, 07/11/2017 17:44:42

GIACOMO MORETTI (1979)

Nato ad Arezzo – Dopo aver assolto agli obblighi di leva comincia subito a lavorare, dalla raccolta stagionale del tabacco passa ad esperienze lavorative alla Buitoni e all’UnoaErre. Si iscrive “tardivamente” all’età di 21 anni alla Facoltà di Giurisprudenza di Urbino dove conseguirà la laurea in corso. Successivamente conseguirà il Diploma presso la Scuola di Specializzazione per le professioni legali. Assolta la pratica forense, nel 2012 si abilita all’esercizio della professione forense superando l’esame di stato presso la Corte d’Appello di Firenze. Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Arezzo esercita la professione forense fino al dicembre 2016. Attualmente si è sospeso volontariamente dall’esercizio della professione di avvocato per accettazione di incarico presso un ente pubblico a seguito della vincita di un concorso. Molto legato al proprio territorio, Consigliere comunale ad Anghiari per due consiliature consecutive. Pur di non lasciare la “sua” Anghiari vive attualmente da pendolare. Attento alla politica ed all’attualità locale e non solo, con il difetto di “dire”, scrivere, sempre quello che pensa. Nel tempo libero, poco, ama camminare e passeggiare per la Valtiberina e fotografarne i paesaggi unici.

Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.

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