Quei 4 novembre festa della vittoria...ora festa delle forze armate (e della ipocrisia)

Quando ero rabuschio, a scuola si faceva festa dal 1 al 4 novembre: santi, morti e festa della vittoria, ossia celebrazione della superba vittoria italiana nella prima guerra mondiale e fine delle ostilità per le forze armate italiane.

Col passare del tempo il calendario scolastico è cambiato: niente feste, ma il 31 ottobre festeggiano halloween, poi i morti, ed il 4 novembre è Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate e si celebra la domenica successiva.

Dovremmo essere in periodo di commemorazione del centenario dalla 1°GM, ma -dopo un iniziale attenzione un paio d'anni fa- ora è calato il silenzio. Adesso si elargiscono onorificenze ed altro in occasione del 4 novembre, in onore dei caduti di 100 anni fa; ho sentito le solite parole vigorose sulle forze armate italiane, impegnate in tante missioni di pace! Però bisognerebbe chiedersi perché invece di mandarle in inutili e costose "missioni di pace", fra cui presidiare un cantiere italiano in Iraq, non si possano impegnare a ricostruire le zone terremotate dove italiani (colla i minuscola) passerranno l'inverno (un altro) in roulettes e containers. Alla faccia del bicarbonato di sodio, direbbe Totò.

Inoltre, fra le commemorazioni di coloro che hanno combattuto con enormi sofferenze in quella che molti consideravano la IV guerra di indipendenza, affinché parti di Trentino, Veneto e Friuli divenissero italiane, non si menzionano mai i prigionieri italiani.

Ho scoperto trattarsi di argomento spinoso, che sarebbe sufficiente a strappare dai muri le targhe intitolate ai vari comandanti supremi (Cadorna, Diaz etc). Mi spiego elaborando un lavoro presentato in Accademia Petrarca e pubblicato sugli annali consegnati ai soci.

In base ai numeri considerati adesso validi, si stimano in 4.200.000 i soldati italiani impegnati in operazioni belliche, su una cifra di richiamati superiore ai 6milioni.

Qualcuno ricorderà (e troverà indicate tuttora) per i caduti le cifre di 600.000 o 651.000 vittime.

La raccolta Albo d'Oro dei Caduti e Dispersi della 1ª Guerra Mondiale del ministero Difesa

porta in verità a 529.000 morti così divisi per causa:

Ferita 247.353

Malattia 187.923

Accidentale 12.036

Dispersione 70.758

Scomparsa 10.672

NI 283

Totale 529.025

Rettificando questo totale con criteri statistici a tenere in considerazione decessi non correttamente conteggiati ossia 14.000 (disertori, obiettori, incarcerati per reati infamanti e autolesionisti), 2.000 caduti non italiani (Cesare Battisti ne è esempio) ed altri 18.000 (prima esclusi per errore statistico), nello studio Fornasin porta a 559.000 il totale più veritiero di caduti, comunque sempre oltre il 13% di quelli che sono stati in linea.

Orribile usare metodi statistici per sapere quanti uomini sono morti al servizio della patria ingrata che li chiamava alle armi, forse più orribile che la patria stessa non li sappia contare.

133 morti ogni 1.000 uomini in linea, una proporzione tremenda. Folle. Che diviene improbabile usando i numeri ufficiali, ovviamente le perdite che ci raccontavano qualche decennio fa erano gonfiate per motivi di propaganda patriottica.

Una falciatrice assai efficiente è stata la epidemia di febbre spagnola, sviluppatasi dopo il 1917 dove si concentrano i morti del periodo bellico. Nelle morti per malattia non si escludano tifo, colera e simili (ospiti delle trincee), ma la spagnola fu una catastrofe immane. Ovunque.

Da evidenziare il numero spaventoso di dispersi: le granate spappolavano gli uomini, le piastrine di riconoscimento erano in carta (!) rendendole illegibili se esposte alle intemperie. 70.000 famiglie non hanno avuto una tomba su cui raccogliersi, per questo l'emozione per il passaggio del milite ignoto verso il sacrario fu così diffusa, come deve esserlo oggi il rispetto e ricordo.

Quello che non si evidenzia è il destino dei prigionieri: 600.000 soldati ed ufficiali vennero catturati dal nemico, una buona metà in seguito alla rotta di Caporetto. Mandati nei campi di concentramento nelle retrovie nemiche anche con marce fatte apposta per decimare, malnutriti, non assistiti da sanitari, sottoposti a disciplina marziale e a lavori forzati in condizioni estreme, le perdite fra i prigionieri sono addirittura più elevate in percentuale rispetto ai combattenti.

Ne morì una cifra non inferiore alle 90.000 unità, uno ogni sei. Meglio la roulette russa, considerato che per lo stato italiano erano tutti traditori, al punto di vietare l'invio dei pacchi di sussitenza da parte delle famiglie. Visti come disertori, la rotta di Caporetto doveva risultare colpa della truppa e non degli alti comandi, al rientro furono nuovamente inviati ai campi di concentramento dove dovevano discolparsi dall'accusa di abbandono del posto. Ignorati nelle celebrazioni, cancellati dal ricordo come i 300.000 soldati italiani internati come IMI nella Germania nazista, come le decine di migliaia morti da prigionieri in Russia anche grazie al comportamento bestiale di Togliatti, che volle essere più stalinista di Stalin e non mosse un dito per migliorarne le condizioni.

Leggere passi dalle memorie dei prigionieri li accumuna alle testimonianze dei successivi lager nazisti, costretti a brucare erba come animali, assediati da fame, freddo e dissenteria.

Neanche una parola. Non mi ci vedono a celebrare il 4 novembre se non restituiscono onore a questi poveri morti, defunti al pari dei caduti in linea. Del resto i benefici di legge (pensioni, soprassoldi, aiuti) e onori toccavano alle famiglie dei morti riconosciuti, ai dispersi neanche una croce e un fiore o una parola, ai prigionieri l'ignominia.

Morti e sofferenze in nome di un ideale sfruttato a fini nazionalistici, ma si renda onore e giustizia a tutti.

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Redazione, 13/11/2017 10:22:08

Alessandro Ruzzi(1961)

Aretino doc, ha conseguito tre lauree universitarie in ambito economico-aziendale, con esperienza in decine di Paesi del mondo. Consulente direzionale e perito del Tribunale, attento osservatore del territorio aretino, ha cessato l'attività per motivi di salute, dedicandosi alla scrittura e lavorando gratuitamente per alcune testate giornalistiche nelle vesti di opinionista. alessandroruzzi@saturnonotizie.it

Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.

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