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Politica
"le tensioni in atto evidenziano l’incertezza del governo"
D'Alema-Casini: pronti a unirci se la democrazia è a rischio
D'Alema-Casini: pronti a unirci se la democrazia è a rischio

Così vicini da sembrare esponenti dello stesso partito, magari di "correnti" diverse. E così d'accordo da usare perfino le stesse parole. Queste: «Occorre una grande coalizione democratica per impedire che Berlusconi compia il suo disegno di un presidenzialismo senza controlli, o stile Sud America». Eppure a parlare sono Casini e D'Alema, per quindici anni ben assestati su schieramenti opposti, apparentemente inavvicinabili. Evidentemente stare all'opposizione rende simili, oppure - più realisticamente - stare all'opposizione spinge a trovare ragioni di intesa e di strategia comune. Fino al punto da immaginare un comune cammino elettorale?

Presto per dirlo, anche se entrambi aprono una porta in vista delle regionali: «Il mio auspicio» dice D'Alema «è che in un numero elevato di realtà locali (Regioni, ma anche Province e Comuni, ndr.) si riesca a costruire maggioranze nuove e credo che questo sia possibile». E Casini: «Quello che posso dire è che in questo anno e mezzo le distante fra noi e il partito di Berlusconi si sono fatte più evidenti, e non c'è stato nulla che ci abbia riavvicinato. Anzi».

La platea davanti a cui si svolge questa prova generale di intesa è in un albergo di Stresa, sul Lago Maggiore, dove ogni anno l'Udc del nord ovest organizza un convegno dedicato allo stato della nazione. A differenza degli anni passati, però, il clima è diverso. C'è Michele Vietti, per esempio, che introduce i lavori sparando ad alzo zero su Berlusconi e il berlusconismo. Terreno fertile, dunque, per far avvicinare a grandi passi Casini e D'Alema più o meno unanimi nell'analizzare la realtà politica.
D'accordo entrambi, per esempio, sulla pochezza della politica economica del Governo: «Si sta evidenziando il contrasto fra Tremonti e Berlusconi» dice l'esponente Ds «che è poi un contrasto generato dal fatto che il peso della Lega nel centrodestra sia ormai determinante». Il leader dell'Udc è ancora più drastico: «Ormai in quella coalizione conta solo la Lega. E non è che ci siano due politiche economiche in contrasto, c'è soltanto una gran confusione. Fanno grandi proclami, procedono a spot senza realizzare nulla di quello che annunciano».

Fioccano battute e sarcasmi sul premier, sulla neve che gli avrebbe impedito di tornare da Mosca, sulle fraterne amicizie con Putin e Gheddafi. Ma sono soltanto lo schermo dietro cui si cela la preoccupazione condivisa per quella che definiscono la fragilità delle istituzioni: «Berlusconi vuole un presidenzialismo di fatto, che esautori il Parlamento» per dirla alla D'Alema. O, per dirla con Casini, «Berlusconi ha in mente un plebiscitarismo alla Chavez e per ottenerlo non fa che minare la tenuta delle istituzioni».

Stessa analisi, dunque. Stessa sensazione di pericolo. E stessa ricetta. Cambiano solo gli aggettivi: il leader Udc parla di "grande coalizione repubblicana e costituzionale", il manovratore diessino di "grande coalizione democratica". Quella che dovrebbe accompagnare il Paese verso una transizione che dia concretezza a riforme in grado di restituire una tenuta democratica più solida all'Italia: «In Parlamento votiamo insieme nel 90 per cento dei casi» dice D'Alema rivolto a Casini «e questo è un buon allenamento. Siamo insieme all'opposizione e non c'è dubbio che, al di là delle naturali differenze programmatiche, c'è una comune visione della democrazia che non è irrilevante».

Troppo poco per parlare della possibilità di unirsi in un unico cartello elettorale. Ma abbastanza per far capire, fra mille prudenze, che le elezioni amministrative di marzo possono essere un buon banco di prova. Casini invita il Pd, per esempio, a ragionare sulla possibilità di appoggiare Galan in Veneto nel caso questi si metta a capo di un cartello antileghista. E D'Alema non fa che elogiare gli esperimenti - vedi Brindisi o la Provincia di Torino - in cui Udc e Ds si sono messi insieme. Certo, problemi sul campo ce ne sono ancora tanti. A cominciare dall'idiosincrasia dell'Unione di Centro per Di Pietro, per finire - e non è cosa da poco - al fatto che D'Alema dei Ds è un semplice dirigente senza poteri decisionali: «Domani ci sono le primarie» dice lui «e vedremo quel che ne salterà fuori».

 

 


Inserita il : 24-10-2009 13:50 da Redazione

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