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"Gli estensori affermano che per loro Marcello Dell'Utri č "incontrovertibilmente" mafioso fino a quando una sentenza di appello dimostri il contrario. Peccato che la Costituzione affermi l'esatto contrario"
Il Circolo del Buongoverno di Arezzo risponde al comunicato delle sinistre
Il Circolo del Buongoverno di Arezzo risponde al comunicato delle sinistre

Il comunicato stampa delle sinistre nei confronti del Senatore Marcello Dell'Utri in visita nella nostra Provincia, così esordisce: "la facilità con la quale poter sollevare un dibattito sulle letture del senatore Dell'Utri, dei diari segreti di Mussolini è semplicemente disarmante."
Mutatis mutandis, la facilità con cui poter rispondere all'articolo è ancora più disarmante, specie per chi, come noi, è abituato a fare cultura in modo onesto e senza steccati ideologici.
Gli estensori affermano che per loro Marcello Dell'Utri è "incontrovertibilmente" mafioso fino a quando una sentenza di appello dimostri il contrario. Peccato che la Costituzione affermi l'esatto contrario, ovvero che un uomo è innocente fino a sentenza definitiva. E questo perché i giudici sbagliano. Lo sanno bene i vari Tortora, Mannino, Andreotti, e tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita (e carriera politica) sotto accuse infamanti per essere poi assolti con sentenza passata in giudicato. Ci rende perplessi il fatto che partiti che annoverano tra le proprie fila grandi nomi del garantismo, alla prova dei fatti si dimentichino perfino l'abc della Costituzione.
Ma si sa: per alcuni giovani robespierre i principi costituzionali sono sacri solo se invocati a propria difesa; per gli altri, invece, semplicemente, non valgono.
Ma non temano, gli amici della sinistra. Nessuno di noi ha intenzione di minacciare né la loro verginità politica e giudiziaria, né la loro eccezionale superiorità morale, storica e culturale.
Il nostro giudizio su Benito Mussolini ed il fascismo, d'altronde, è quello della tradizione liberale: quella tradizione contro cui proprio fascismo e nazismo sono nati e cresciuti, a propria volta parto infelice e distorto della tradizione socialista.
Parlare di storia a noi non ci spaventa. Lo abbiamo sempre fatto, ascoltando tutti, con serenità. Perché cultura è soprattutto saper ascoltare, con mente aperta, senza pregiudizi.
Viceversa, ci spaventano i tabù, i diktat, gli additamenti, le urla fanatiche e forcaiole, perché sono espressione di quella stessa barbarie nazifascista di cui parlate, una barbarie che si nutre di odio e non di libertà.
La cultura è patrimonio di tutti, compresi gli incolpevoli eredi di chi è morto stando dalla parte del torto. Sarebbe bello che tutto questo, un giorno, possa essere affrontato con quella dialettica "democratica" che così frequentemente auspicate nel dibattito politico e culturale.
Un caro saluto.


Inserita il : 09-02-2010 08:41 da Redazione

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