"Una brava persona", dicono di lui i colleghi. Quarant'anni, campano, supplente nel secondo circolo didattico di Pordenone, è però stato licenziato in tronco. "Non parlava italiano", l'accusa. A quanto pare il maestro, spesso, si rivolgeva ai bambini in dialetto stretto del Sud: e i piccoli alunni, già dal secondo giorno di scuola, avevano raccontato ai genitori che "il maestro parla una lingua strana...".
A riferire la vicenda è il Messaggero Veneto, che spiega come i genitori, allarmati, si fossero rivolti immediatamente alla direzione del secondo circolo didattico di Pordenone. E subito erano partiti i controlli, con visite in classe da parte dell'ispettore dell'Ufficio scolastico regionale e un'attenta revisione dei quaderni e dei compiti degli alunni. Al termine delle ispezioni il risultato è stato che i piccoli scolari commettevano troppi errori di grammatica, ma anche strafalcioni lessicali e sintattici. Frutto, secondo gli ispettori, proprio di quel "vezzo" del docente di parlare troppo spesso nel suo dialetto d'origine: per invitare i piccoli a sedersi, per esempio, diceva "Settati, piccì".
Dalla direzione della scuola spiegano di aver consigliato al supplente di rimanere fino a gennaio per incrementare il proprio punteggio in graduatoria, e quindi di dare le dimissioni. Lui, invece, è rimasto. E così è stato licenziato. "E' una brava persona - raccontano i colleghi al quotidiano veneto, chiedendo però l'anonimato - ma non parla sempre l'italiano corrente. Ha un buon rapporto con i bambini, ma se il maestro non ha un idioma corretto che docente è?".
Nonostante l'"ammissione di colpevolezza", però, sono gli stessi colleghi a sostenere che il supplente è stato "silurato con pregiudizio", e a chiedere che "il sindacato faccia qualcosa". Per ora, però, a parte deboli difese anonime, nessuno si è schierato apertamente con il maestro. (Tgcom)
Inserita il : 11-03-2010 10:59 da Redazione
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