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Durante il proprio congresso, l'Italia dei Valori si pone di diventare forza di alternativa e non di lotta, il che piace di più al segretario del Pd
Di Pietro, prove di avvicinamento con Bersani per "buttare a mare il governo Berlusconi"
Di Pietro, prove di avvicinamento con Bersani per "buttare a mare il governo Berlusconi"


Antonio Di Pietro (nella foto) scende dalle barricate e chiede al congresso dell'Idv una svolta che porti ad un avvicinamento con il Pd di Bersani con l'obiettivo di unire le forze per "buttare a mare il governo Berlusconi". Una linea che ottiene il consenso dei delegati, all'inizio non proprio scontato, del Pd di Bersani ma non quello dell'Udc di Casini. Se era dato per certo che non avrebbe avuto problemi contro il candidato di bandiera Francesco Barbato, non era invece sicuro che l'ex Pm ce la facesse a uscire in alcun modo scalfito da un congresso vero, con tanti malumori della base. Di Pietro ce la fa con una mossa politica non scontata, un vero e proprio cambio di passo con il quale impone all'Idv di diventare partito non più di lotta ma di alternativa di governo. Una strategia che lo porta più vicino al Pd, come emerge in maniera vivida nell'abbraccio con Bersani alla fine del suo intervento. E che appare chiaro anche quando Di Pietro, con un colpo di teatro, porta al congresso Vincenzo De Luca e impone per acclamazione il sostegno dell'Idv alla sua candidatura in Campania. Con buona pace di Luigi De Magistris, vero sfidante di Di Pietro che però sembra dover attendere ancora un po' per tentare l'assalto alla presidenza. Magari quel 2013 dopo il quale Di Pietro fa sapere che si farà da parte restando a fare, in buona sostanza, il 'padre nobile' del partito. Plaude il Pd.

Bersani valuta con favore il "passo" di Di Pietro verso una politica meno movimentista, ma l'Udc, che ha disertato il congresso, va all'attacco. La miccia dalla quale parte è l'intervento durissimo di Gioacchino Genchi al congresso che arriva ad avanzare dei dubbi sull'aggressione al presidente del Consiglio a piazza del Duomo. "Non è un partito serio" un partito che lascia spazio a Genchi per non riconoscere l'aggressione a Berlusconi, dice Casini. Di Pietro prende le distanze dall'ex consulente di alcune procure, e chiude così il caso. La giornata è comunque segnata dalla 'svolta' di Di Pietro. La piazza non basta più per contrastare il governo, dice. "Se vuoi essere una opposizione che urla solo nelle piazze - sottolinea - va bene, c'é lo zoccolo duro che ci vota, poi, a seconda del momento puoi prendere il 2 o l'8%. Ma se guardiamo solo al voto della pancia questo alla fine dipende solo dal mal di pancia del momento, è un voto di diarrea politica".

Il punto è che, però , in questo modo non si sconfigge il centrodestra. E "io non voglio morire all'opposizione di Berlusconi o aspettare che vada in pensione, voglio sconfiggerlo politicamente". E questo si può fare attraverso un'alternativa: "dobbiamo sapere che non possiamo farlo da soli, sennò restiamo settari". Insomma uniti perché "dobbiamo buttare a mare il governo Berlusconi". Una svolta positiva per Bersani, quella di Di Pietro. "E' importante - commenta il segretario del Pd - dire di voler fare alternativa e non opposizione: mi fa piacere che l'Idv faccia un ulteriore passo in avanti in questa direzione". Certo, resta nel partito una linea alternativa e più movimentista a quella dell'ex pm che si fa sentire quando in sala arriva Nichi Vendola accolto da un coro 'Nichi-Nichi'. E' quella di De Magistris (che annuncia oggi che si iscriverà al partito) che non rinuncia a rimarcare alcune distanze, a partire dalla questione Campania: "De Luca? - dice a proposito dell'intervento del sindaco di Salerno chiamato da Di Pietro al congresso - non l'ho sentito. E comunque un nuovo sud può partire da Vendola, da me e da chi è nell'Idv ma non dalle favolette che ha raccontato De Luca al congresso". Se ne riparlerà comunque più avanti. Magari nel 2013, quando, ha sorriso Di Pietro, "mi chiamerete come socio onorario: il mio obiettivo è quello di passare la mano, ma solo dopo aver portato la nave in porto, ovvero dopo aver liberato il Paese da questo governo".


Inserita il : 07-02-2010 06:58 da Redazione

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Politica
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Il ministro Maroni: "Non si possono cambiare le regole per sanare i pasticci"
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Nuovo colpo di scena sulle liste in vista del voto per le Regionali. L'ufficio centrale elettorale della Corte d'appello di Roma ha decretato l'esclusione del listino di cui e' capolista la candidata del Pdl alla Regione Lazio, Renata Polverini (nella foto), per la mancanza di una firma. Un vulnus burocratico che, secondo la lista Bonino, metterebbe addirittura a rischio la candidatura della Polverini. "Io non farò nessun passo indietro", ha replicato in serata la candidata del centrodestra durante un comizio a Roma per protesta contro l'esclusione della lista di Roma e provincia del Pdl. "Non si possono cambiare le regole, non ...(continua)

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Fini: "Nessuna nostalgia per An ma così com'è il Pdl non mi piace"
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"Il Pdl così com'è non mi piace. Non è una caserma, ma non deve essere neppure un'anarchia". Così il presidente della Camera Gianfranco Fini, ad Oristano durante la presentazione del suo libro Il futuro della Libertà. "Nessuna nostalgia dei partiti tradizionali di vecchio stampo - ha precisato Fini - solo al nord la Lega continua a vendere la Padania come facevano i partiti tradizionali vent'anni fa". Quello del presidente della Camera è un ampio giro d'orizzonte, in cui il giudizio sul Pdl così com'é si completa con un'altra considerazione: "Al Pdl sono affezionato, tanto è vero - annota il presidente ...(continua)

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